Simone Dossi, 27 anni, sino a febbraio consigliere comunale del Partito democratico, si è trasferito in Cina per motivi di ricerca, per il suo dottorato in Scienza politica. Da Pechino ci manda le sue riflessioni per il nostro Blog. La politica e l'Italia, viste da lontano. Ecco la seconda puntata, dedicata all'Expò
L'Expo 2015 visto da Shangai
da Pechino, Simone Dossi
Dai fatti delle ultime settimane sembra che la gestione dell'Expo di Milano 2015 così come voluta dal centrodestra (milanese, lombardo e nazionale) sia ormai giunta al capolinea. Le dimissioni di Lucio Stanca da amministratore delegato della società di gestione indicano che, a soli cinque anni dall'evento, la macchina organizzativa è in panne. Il rischio è, ancora una volta, che il nostro paese trasformi un'ottima occasione di visibilità internazionale nell'ennesimo motivo d'imbarazzo.
Questa, almeno, è la sensazione con cui si rimane all'uscita dell'Expo di Shanghai 2010, dopo aver sperimentato l'efficiente organizzazione cinese. Inserita nell'avveniristico distretto finanziario di Pudong, l'area espositiva è raggiungibile dal centro della città in pochi minuti grazie alle nuove linee della metropolitana. L'organizzazione complessiva sembra reggere bene anche a fronte del numero impressionante di visitatori. In meno di due mesi l'Expo di Shanghai ha superato i 20 milioni di visitatori, con una media quotidiana di ingressi che supera i 400 mila. Cifre strabilianti, che si riflettono del resto nelle code per l'accesso ai padiglioni: i più gettonati (Arabia Saudita, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, ma anche Francia e Italia) richiedono dalle tre alle sette ore di coda! Visitatori cinesi di ogni età, senza troppo scomporsi, tirano fuori dagli zaini le loro seggioline pieghevoli, i semi di zucca da masticare, il mazzo di carte e aspettano per ore sotto il sole cocente. Una volta entrati nel padiglione, poi, li aspetta l'ulteriore coda per il timbro sul passaporto. Quasi tutti i visitatori cinesi, infatti, acquistano una specie di passaporto dell'Expo, sul quale collezionano i timbri di tutti i padiglioni visitati. In un certo senso, l'esposizione viene vissuta come un viaggio attorno al mondo: ed effettivamente, per chi come la maggior parte dei cinesi non ha grandi opportunità di viaggiare, l'Expo rappresenta ancora oggi un momento di contatto con il mondo, come nelle intenzioni dei suoi iniziatori a metà Ottocento.
Sarà Milano 2015 in grado di reggere al confronto con Shanghai 2010? Da quanto è dato vedere sinora pare probabile una risposta negativa: un motivo di più per imprimere una svolta all'amministrazione della città di Milano, alle elezioni comunali della prossima primavera.
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lunedì 5 luglio 2010
giovedì 8 aprile 2010
Visti da lontano: qui Cina
Simone Dossi, 27 anni, sino a febbraio consigliere comunale del Partito democratico, si è trasferito in Cina per motivi di ricerca, per il suo dottorato in Scienza politica. Da Pechino ci manderà le sue riflessioni per il nostro Blog. La politica e l'Italia, viste da lontano. Ecco la prima puntata
L’Italia è vicina? Gli italiani, visti da Pechino
da Pechino, Simone Dossi
Si discute da decenni se la Cina sia effettivamente vicina. Ma, capovolgendo la prospettiva, per i cinesi l’Italia è vicina? Ovvero, quanto sanno i cinesi dell’Italia e che cosa ne pensano? Una cosa è certa: girando per Pechino in questi giorni di timida primavera noto quanto siano diffusi felpe, magliette e cappellini con la scritta ITALIA. E non solo, mi capita anche di imbattermi in MILANO, ROMA, NAPOLI, persino PIEMONTE, per non parlare poi delle magliette delle squadre di calcio italiane.
Le idee e le curiosità dei cinesi nei confronti dell’Italia emergono ogni volta che mi presento come yìdàlìrén, italiano appunto. La prima reazione è, generalmente, un sorriso compiaciuto: accompagnato da qualche riferimento alla lunga storia dell’Italia, che viene considerato elemento di somiglianza, quasi di familiarità, tra Italia e Cina. Poi segue immancabilmente l’osservazione che l’Italia è a forma di stivale: immagino che sia scritto sui libri di scuola, altrimenti non riuscirei a spiegarmi come mai tutti, dal tassista allo studente universitario alla cameriera del ristorante, facciano questa osservazione. Infine, ed esclusivamente con gli uomini, si passa a insistenti e circostanziate domande sul campionato di serie A: domande su cui io cerco di glissare, data la mia nota ignoranza in materia. Diversi amici, studenti universitari, seguono assiduamente il calcio italiano, attraverso siti cinesi che trasmettono le partite di serie A (siti oscurati in Italia, ovviamente).
Se poi si passa dal costume alla politica, non è infrequente che persino in Cina mi senta rivolgere osservazioni divertite sulla situazione italiana. Quelle classiche frasi allusive, “Come va con Berlusconi?”, accompagnate dall’inconfondibile sorriso sfottitorio, cui ormai ogni italiano all’estero è abituato. Il fenomeno Berlusconi, come ovunque, è visto qui con gusto e divertimento: una specie di commedia a puntate cui di tanto in tanto i giornali dedicano un articoletto. Ricordo, a riguardo, i commenti di un amico cinese a proposito dello scandalo sulle notti allegre a Villa Certosa e la successiva separazione tra Berlusconi e signora. Una vicenda tanto incomprensibile quanto ridicola per la mentalità confuciana.
Insomma, che dire, l’Italia è vicina? Certo nei nostri confronti c’è interesse, così come la convinzione che, all’interno del Xīfāng (l’Occidente), l’Europa e l’Italia rappresentino qualcosa di diverso dagli Stati Uniti, in un certo senso qualcosa di più vicino e di più amico alla Cina. E c’è molto interesse anche a capire come la Cina e i cinesi siano visti da noi italiani. Ma, quando si scende su questo terreno, mi limito a qualche frase di circostanza: mi manca il coraggio di raccontare dei pregiudizi così diffusi tra gli italiani nei confronti dei cinesi presenti nel nostro paese, così come degli immigrati in generale.
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L’Italia è vicina? Gli italiani, visti da Pechino
da Pechino, Simone Dossi
Si discute da decenni se la Cina sia effettivamente vicina. Ma, capovolgendo la prospettiva, per i cinesi l’Italia è vicina? Ovvero, quanto sanno i cinesi dell’Italia e che cosa ne pensano? Una cosa è certa: girando per Pechino in questi giorni di timida primavera noto quanto siano diffusi felpe, magliette e cappellini con la scritta ITALIA. E non solo, mi capita anche di imbattermi in MILANO, ROMA, NAPOLI, persino PIEMONTE, per non parlare poi delle magliette delle squadre di calcio italiane.
Le idee e le curiosità dei cinesi nei confronti dell’Italia emergono ogni volta che mi presento come yìdàlìrén, italiano appunto. La prima reazione è, generalmente, un sorriso compiaciuto: accompagnato da qualche riferimento alla lunga storia dell’Italia, che viene considerato elemento di somiglianza, quasi di familiarità, tra Italia e Cina. Poi segue immancabilmente l’osservazione che l’Italia è a forma di stivale: immagino che sia scritto sui libri di scuola, altrimenti non riuscirei a spiegarmi come mai tutti, dal tassista allo studente universitario alla cameriera del ristorante, facciano questa osservazione. Infine, ed esclusivamente con gli uomini, si passa a insistenti e circostanziate domande sul campionato di serie A: domande su cui io cerco di glissare, data la mia nota ignoranza in materia. Diversi amici, studenti universitari, seguono assiduamente il calcio italiano, attraverso siti cinesi che trasmettono le partite di serie A (siti oscurati in Italia, ovviamente).
Se poi si passa dal costume alla politica, non è infrequente che persino in Cina mi senta rivolgere osservazioni divertite sulla situazione italiana. Quelle classiche frasi allusive, “Come va con Berlusconi?”, accompagnate dall’inconfondibile sorriso sfottitorio, cui ormai ogni italiano all’estero è abituato. Il fenomeno Berlusconi, come ovunque, è visto qui con gusto e divertimento: una specie di commedia a puntate cui di tanto in tanto i giornali dedicano un articoletto. Ricordo, a riguardo, i commenti di un amico cinese a proposito dello scandalo sulle notti allegre a Villa Certosa e la successiva separazione tra Berlusconi e signora. Una vicenda tanto incomprensibile quanto ridicola per la mentalità confuciana.
Insomma, che dire, l’Italia è vicina? Certo nei nostri confronti c’è interesse, così come la convinzione che, all’interno del Xīfāng (l’Occidente), l’Europa e l’Italia rappresentino qualcosa di diverso dagli Stati Uniti, in un certo senso qualcosa di più vicino e di più amico alla Cina. E c’è molto interesse anche a capire come la Cina e i cinesi siano visti da noi italiani. Ma, quando si scende su questo terreno, mi limito a qualche frase di circostanza: mi manca il coraggio di raccontare dei pregiudizi così diffusi tra gli italiani nei confronti dei cinesi presenti nel nostro paese, così come degli immigrati in generale.
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