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martedì 13 aprile 2010
Bimba morta all'Uboldo, interrogazione parlamentare del Pd
Il Pd ha presentato un'interrogazione parlamentare al ministro Fazio, per fare chiarezza sul caso della morte della bambina nigeriana, di 13 mesi. Clicca qui per leggere l'articolo completo sul portale nazionale del Pd.
lunedì 12 aprile 2010
Bimba morta all'Uboldo, il Pd: orrore e sgomento. Si faccia chiarezza
Orrore e sgomento. Sono i sentimenti che suscita la vicenda riportata oggi dal quotidiano La Repubblica accaduta all’ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio, con la morte di una bambina di 13 mesi alla quale sarebbero state negate le cure per una tessera sanitaria scaduta. Il padre della piccola, Tommy Odiase, denuncia che a causa della recente disoccupazione non aveva potuto rinnovare il permesso di soggiorno e questo avrebbe determinato fatali ritardi nelle cure al Pronto Soccorso dell'ospedale che avrebbe rifiutato le cure fino all'intervento dei carabinieri.
«Non possiamo tollerare che nella nostra città possano accadere fatti come quelli denunciati. Chiediamo che sia fatta luce su ciò che è accaduto rapidamente e senza tentennamenti. Il Sindaco e l'Amministrazione Comunale sollecitino un'indagine serie e rigorosa», commenta Paolo Della Cagnoletta, portavoce del Partito democratico di Cernusco sul Naviglio.
«Noi siamo "orgogliosamente cernuschesi" ed amiamo la nostra città, che sappiamo essere luogo di umana e profonda solidarietà, quindi inorridiamo di fronte a fatti che neghino la dignità delle persone dalle pratiche quotidiane, tanto più se si tratta di assistenza sanitaria di pronto soccorso», aggiunge Della Cagnoletta.
La vicenda, già emersa nei giorni scorsi sulle pagine dei mezzi di informazione locale, sembrava appartenere alla triste cronaca delle contese giudiziarie in tema di errori sanitari. Ma la dinamica dei fatti raccontata dalla famiglia in questi giorni vi getta una luce inquietante «che ci induce a denunciare sempre più la diffusione di una cultura che fa da sfondo alla burocrazia che uccide: è una cultura di morte, perché subordina la dignità delle persone e l'umana pietà alla paura, senza aver risolto alcun problema»
Il Partito democratico esprime la massima solidarietà e vicinanza a Tommy Odiase e alla sua famiglia e si impegna a mantenere alta l’attenzione su una vicenda che non deve essere dimenticata. «Siamo dalla parte di chi prova a costruirsi una vita dignitosa nel nostro paese. Dalla parte dei nuovi cittadini a cui non devono, mai, essere negati i diritti fondamentali, pena rinunciare a poterci definire un paese civile».
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«Non possiamo tollerare che nella nostra città possano accadere fatti come quelli denunciati. Chiediamo che sia fatta luce su ciò che è accaduto rapidamente e senza tentennamenti. Il Sindaco e l'Amministrazione Comunale sollecitino un'indagine serie e rigorosa», commenta Paolo Della Cagnoletta, portavoce del Partito democratico di Cernusco sul Naviglio.
«Noi siamo "orgogliosamente cernuschesi" ed amiamo la nostra città, che sappiamo essere luogo di umana e profonda solidarietà, quindi inorridiamo di fronte a fatti che neghino la dignità delle persone dalle pratiche quotidiane, tanto più se si tratta di assistenza sanitaria di pronto soccorso», aggiunge Della Cagnoletta.
La vicenda, già emersa nei giorni scorsi sulle pagine dei mezzi di informazione locale, sembrava appartenere alla triste cronaca delle contese giudiziarie in tema di errori sanitari. Ma la dinamica dei fatti raccontata dalla famiglia in questi giorni vi getta una luce inquietante «che ci induce a denunciare sempre più la diffusione di una cultura che fa da sfondo alla burocrazia che uccide: è una cultura di morte, perché subordina la dignità delle persone e l'umana pietà alla paura, senza aver risolto alcun problema»
Il Partito democratico esprime la massima solidarietà e vicinanza a Tommy Odiase e alla sua famiglia e si impegna a mantenere alta l’attenzione su una vicenda che non deve essere dimenticata. «Siamo dalla parte di chi prova a costruirsi una vita dignitosa nel nostro paese. Dalla parte dei nuovi cittadini a cui non devono, mai, essere negati i diritti fondamentali, pena rinunciare a poterci definire un paese civile».
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