di Luca Foresti
Perché si sceglie di fare politica in maniera attiva? Che cosa dovrebbe fare un dirigente politico? In che modo valutare il suo operato? Ecco perché vale la pena di impegnarsi in una riflessione di Luca Foresti
È una persona eletta in ruoli dirigenti di un partito,
(direttivo nel PD), che presta la propria opera in forma gratuita.
Ha la responsabilità di contribuire, insieme agli altri
dirigenti di quel partito, alla definizione della linea politica e a volte
delle singole decisioni che interpretano quella linea. Deve conoscere persone,
eventi, problemi e opportunità, sia attraverso lo studio, sia attraverso un
dialogo continuo con i cittadini di quella comunità. Deve lavorare alla
selezione e formazione della classe politica che si propone al voto degli
elettori (Sindaco e Consiglieri) o che si propone al sindaco eletto in ruoli
fiduciari (Assessori).
Deve contribuire a coinvolgere i cittadini nelle decisioni
che la politica di quella comunità deve prendere, attraverso ogni forma di
comunicazione, fisica e digitale, come ad esempio l’organizzazione di eventi
pubblici, documenti, punti di incontro in luoghi pubblici (i cosiddetti
banchetti), rapporti con la stampa, partecipazione a forum di discussione
online.
Deve lavorare insieme ai propri consiglieri a portare le
linee del partito nella azioni dell’Amministrazione, sia in fase di definizione
del programma di inizio mandato, sia in fase di sua implementazione nei 5 anni
di governo della città (o nei 5 anni di opposizione).
Deve immaginare la comunità futura e costruire le condizioni
perché la visione del proprio partito sia praticata.
In pratica significa dedicare diverse ore alla settimana a
tutte le attività concrete, più altro tempo ed energie dedicate al pensare.
La valutazione dell’operato di un dirigente sta nella sua
capacità di produrre consenso (dentro al partito e tra i cittadini), sulle
proprie posizioni e poi sull’efficacia di queste nel caso in cui siano praticate,
sulla sua capacità di coinvolgimento, a vari gradi di intensità, dei cittadini.
Ogni dirigente ha competenze e attitudini diverse e non
esiste una regola assoluta relativa al suo ruolo dentro al partito. Vige la
regola che ognuno deve cercare di aggiungere valore dichiarando tipo e quantità
della propria disponibilità e poi cercando di praticare quanto dichiarato.
Ovviamente questo ruolo è in competizione con il tempo dedicato al lavoro, alla
famiglia e alle altre passioni. È quindi fondamentale chiarirsi a priori cosa
si può effettivamente fare.
Perché una persona dovrebbe voler spendere un pezzo
importante del proprio tempo nel fare il dirigente politico? Le motivazioni
legittime (evito qui di proporre quelle a mio parere non legittime) possono essere
diverse, di cui qui ne elenco alcune:
2. Interesse a contribuire alla propria comunità e conseguente valutazione che la politica sia uno dei modi più alti ed efficaci di farlo
3. Voglia di far parte di una comunità di persone impegnate e interessanti
4. Senso di responsabilità verso se stesso e i propri figli sul futuro della propria comunità e voglia di contribuire in prima persona
5. A volte, reazione ad una situazione politica precedente non apprezzata e che deve essere cambiata
6. Strumento per portare proprie idee all’attenzione della comunità e farle diventare la posizione di un gruppo e non di un singolo
È una attività che richiede pazienza, tenacia e voglia di
affrontare i problemi tipici delle organizzazioni umane.
Per quanto mi riguarda è una attività che mi piace e che
consiglio a chiunque voglia trasformare le proprie energie in qualcosa che si
scarichi a terra nella realtà.
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